La SAT Sezione di Mendrisio

Il primo anno di vita

Dopo la decisione presa a Cresciano il 5 novembre 1938 i preliminari per il ‘battesimo’ della sezione UTOE Mendrisio si svolsero abbastanza celermente. Ad agevolare questo rapido esito c’era da una parte Rezzonico, impaziente di rafforzare i ranghi di chi condivideva le sue idee e dall’altra un gruppetto di appassionati della montagna di Mendrisio che, in assenza di una società locale, erano affiliati all’UTOE Lugano. E cosí il giovedí 15 dicembre 1938, all’albergo Varese di Mendrisio, si riunirono, per porre le basi della nuova sezione, oltre a Rezzonico, presente in qualità di presidente centrale UTOE[1] e al segretario del comitato centrale, alcuni soci di Chiasso e, come detto, i soci mendrisiensi dell’UTOE « già appartenenti in maggioranza alla sezione di Lugano ». Come risulta dal verbale dell’assemblea costituente, Rezzonico « espose esaurientemente la presente situazione ed i rapporti con le altre sezioni utoeine ; dopo di che aprí la discussione sull’opportunità di costituire, seduta stante, una sezione mendrisiense autonoma, retta da un proprio statuto ed uniformata allo statuto federale per quanto riguarda i rapporti con le altre sezioni utoeine ». Michele Vidoroni, della sezione chiassese, prende la parola per esortare gli amici di Mendrisio, invece Alessandro Ferrario propone di rimandare la costituzione « fin tanto che non sia risolta l’attuale vertenza fra le sezioni di Lugano, Lucomagno, Ritom, Chiasso, da una parte, e Bellinzona, Locarno, Biasca, Faido dall’altra »[2]. Avendo però Rezzonico fornito esaurienti spiegazioni in proposito « i presenti accolsero entusiasticamente di costituire la sezione mendrisiense ». A firmare l’impegno preso furono : Giuseppe Camponovo, impiegato in una ditta di spedizioni a Chiasso (eletto a presidente), Bruno Coduri, fabbricante di gazzose (vice-presidente), Nino Delfanti, impiegato statale (segretario), Alfredo Nava, contabile presso la ditta Zulauf (cassiere), Raoul Monetti, tecnico dentista (membro), Carlo Spinelli, impiegato statale, Delio Soldini, pure impiegato statale, Walter Veri, Ugo Lesmo, Gaetano Mambretti, gerente della filiale di Mendrisio della Banca dello Stato, Alessandro Ferrario, titolare di una ditta di commercio di legnami (che darà le dimissioni due mesi dopo). L’ultima frase del verbale mostra ancora una volta la premura dei convenuti : « e si delega il presidente a presenziare alla riunione del Comitato centrale a Piotta per la domenica seguente », cioè tre giorni dopo. Fra il 15 dicembre del ’38 e la fine di febbraio del ‘39 il comitato si è riunito ben 11 volte ; prima di convocare l’assemblea generale c’erano effettivamente parecchie faccende da sbrigare e problemi da risolvere : farsi conoscere con conferenze e proiezioni di film[3]  e con manifesti murali e articoli nei giornali ; inviare circolari a probabili aderenti ; preparare un programma gite per il 1939; elencare il materiale alpinistico da acquistare, redigere un progetto di statuto ecc. Come sede della società fu scelto il Caffè Nava[4]. Poi stringere relazioni con le altre società : la partecipazione di Camponovo alla riunione di Piotta del 18 dicembre è stato il primo passo in questo senso. Stringere relazioni con le altre società era importante tra l’altro per godere degli stessi diritti nell’uso delle capanne. Si stringevano relazioni con le altre società anche partecipando a gite in comune o a eventi organizzati da altre società[5].

 

Il primo anno di vita della sezione UTOE Mendrisio è stato caratterizzato innanzitutto dall’assemblea generale – la prima – tenutasi mercoledí 8 marzo 1939. I presenti erano 29[6] ; fra di essi, oltre ai membri del comitato, persone già in vista o che lo saranno piú tardi : Giulio Guglielmetti, avvocato, Eraldo Delfanti, sacerdote, Giovanni Ferregutti, farmacista, Carlo Torriani, docente al ginnasio di Mendrisio, ma anche sette donne : Aldina Grigioni, maestra, Jole Bolis, Marina Torriani, sorella di Carlo e anche lei docente al ginnasio, Lelia Piotti, Irma Ortelli, Angela Ortelli, Lina Coduri, sorella di Bruno. Grigioni, Bolis e Torriani entreranno pochi anni dopo a far parte del comitato. Nel suo discorso d’apertura il presidente Camponovo ha avuto parole di « esaltazione per quello che è invito e comprensione della montagna uniti ad un profondo richiamo all’amor patrio ». A proposito dei membri, sia della prima ora che di quelli che verranno piú tardi, è interessante notare che parecchi erano affiliati ad altre società sportive, in particolare alla Società Federale di Ginnastica SFG, a cominciare dal presidente Giuseppe Camponovo ; Carlo Spinelli, Gaetano Mambretti, Leone Quattrini venivano anche loro dai ranghi della ginnastica artistica ; Raoul Monetti giocava nel Football Club Mendrisio e con Nino Delfanti faceva anche parte della squadra della palla al pugno ; Aldina Grigioni già nel ’37 era attiva nella ginnastica femminile ; Gino Parravicini, che aderirà nell’estate del ’40, era anche lui attivo nella ginnastica artistica ; Romeo Coppi, era invece attivo negli esploratori... tanto per citare alcuni esempi[7].

 

L’anno era poi scandito dalle gite. Meta della prima è stato il San Giorgio, a partire da Riva San Vitale passando da Albio, da farsi assieme ai soci della sezione di Lugano la domenica 12 marzo. Le altre erano ben distribuite sulle montagne del Cantone, e relativamente numerose, se si pensa ai mezzi di trasporto limitati e anche un po’ costosi. Esse sono : il 16 aprile Mte Generoso via Baraghetto[8], poi la capanna Pairolo e i Denti della Vecchia, il Tamaro, il Camoghè e il Gesero, il Monte Lema, il Pizzo Lucendro, la capanna Cadagno e il Pizzo Taneda, il Campo Tencia, il Pizzo Ferraro e la capanna Torricella e infine il Bisbino – il 1° ottobre – con la sezione di Lugano. « Parecchie altre escursioni di alta montagna vennero pure intraprese singolarmente da alcuni nostri soci al Monte Bianco, al Gran Paradiso, ecc. »[9]. Alle gite del primo anno hanno partecipato complessivamente 250 soci.


Infine, un altro appuntamento importante del primo anno è stato il Convegno cantonale dell’UTOE[10] alla Piana di San Nicolao, la domenica 23 aprile. Il luogo non è stato scelto a caso ; si trattava di fare onore alla neocostituita sezione ‘momò’. Ovviamente bisognava prepararlo e come si usava lo si preparò attorno a una tavola imbandita. Il mercoledí 15 marzo, tre giorni dopo l’uscita al San Giorgio, i soci della sezione di Mendrisio, Lugano e Chiasso si riunirono « a lieta cena nel salone dell’Albergo alla Stazione di Mendrisio.... Si volle un po’ far festa alla giovane sezione mendrisiense e d’altra parte (...) aver l’occasione per uno scambio d’idee sul prossimo convegno cantonale utoeino ». Sci e Piccozza nel dare la notizia conclude dicendo : « Ampia ed esauriente la discussione, talora soverchiata, a dir il vero, dalle cantate poderose dei soci, che celebravano cosí la festa del ritrovarsi fra amici » (SeP, Maggio 1939). Su Sci e Piccozza di aprile 1939 appare inoltre un editoriale di Nino Rezzonico, dal titolo « Sagra alpinistica ». Per Rezzonico questo convegno di Mendrisio è molto importante. Il suo desiderio di offrire agli appassionati di montagna, in particolare ai giovani, un alpinismo di tipo nuovo lo si sente nelle prime righe dell’editoriale. Già il titolo è indicativo ; anche se poi si parlerà di ‘convegno’ Rezzonico parla anche di ‘sagra’ perché, oltre al senso religioso, sagra ha anche un significato civile, vale a dire ‘solenne commemorazione’. È in questa luce che Rezzonico vede il convegno, il primo della nuova Federazione creatasi neanche cinque mesi prima ; doveva essere solenne poiché « intende dare all’alpinismo ticinese un ritmo sempre piú celere, un contenuto patriottico attraverso un nuovo fermento spirituale ». All’invito risponderanno rappresentanti di tutte le sezioni della Federazione. Tuttavia Rezzonico auspicava una fusione di tutte le forze alpinistiche e sciistiche del cantone poiché, scriveva, è nell’unione e nel rispetto reciproco che « si crea l’ambiente atto a valorizzare l’alpinismo e a promuovere i numerosi problemi che lo stesso pone sul tappeto delle singole organizzazioni ». Questi problemi sono numerosi e imponenti, richiedono sacrifici, ma saranno risolti « se gli alpinisti si manterranno sempre uniti e la popolazione e le autorità dimostreranno spirito di comprensione verso la nostra opera ». E per garantire questa unione le sagre sono utili e necessarie : « servono a rinserrare i vincoli di amicizia fra alpinisti e alpinisti di diverse regioni, mettere in contatto le diverse sezioni sparse nel Cantone ». Rezzonico deplora i « concetti regionalistici che sono sempre andati a detrimento del nostro movimento » e lancia un appello quasi accorato : « Sarebbe veramente fecondo di nuovo spirito e di nuova attività se un giorno tutte le forze si trovassero a lavorare in unità di ideali. Alla Piana, in un nuovo giorno di festa, si consacrerà alla passione alpinistica, alla concordia e all’unità organizzativa. Dovrebbe essere il punto di partenza per una fusione di animi e di volontà ». Una concezione molto elevata dell’alpinismo, animata da forti ideali, primo fra tutti dal desiderio di unità, che fu poi realizzata piú di vent’anni dopo con la FAT.

 

È inoltre una concezione condivisa certamente da altri e che caratterizza un’idea dell’alpinismo praticato in Ticino in un periodo storico molto particolare, poiché turbato da gravi conflitti interni ed esterni, periodo in cui per taluni era difficile scorgere proposte politiche valide per uscirne : la montagna diventava allora un rifugio spirituale e morale[11] ; di lí a qualche mese sarà per tutti un simbolo di difesa e di resistenza civile e militare. Non va dimenticato che durante l’anno che ha preceduto il congresso della Piana Hitler ha seminato la morte in Austria con l’annessione e il terrore in Cecoslovacchia con l’estorsione di territori. Il 14 marzo 1939 – tre settimane prima del congresso della Piana – Hitler entrava a Praga. Rezzonico e i suoi amici dell’UTOE vivevano sicuramente con ansia questi momenti e vi hanno reagito mobilitando quelle forze che credevano essere necessarie per costruire un mondo migliore.

 


       

Sci e Piccozza del Maggio ’39 apre poi le sue colonne a una giovane partecipante al convegno, Carla Lavizzari, che ne dà una relazione molto vivace. Rileggiamo alcuni stralci per farci un’idea di come è andata la giornata ; tralasciamo il racconto iniziale dei saluti alla mamma e del viaggio in treno fra Lugano e Mendrisio e cominciamo da qui : a Mendrisio « siamo ricevute da una scelta bandella che intona subito delle marcette che conducono attraverso le vie principali la massa di Utoeini e Utoeine dirette alla Piana di San Nicolao. Davanti al monumento di Luigi Lavizzari il gruppo si divide in due. Una parte va dal sentiero e l’altra dalla strada carrozzabile. Noi da brave alpiniste affrontiamo il ciottoloso viottolo che sempre ci accompagnerà fino alla meta ». Il sole primaverile ha già fatto sbocciare i ciliegi e spuntare l’erba, e le violette diffondono il loro profumo. In men che non si dica la folta schiera arriva alla Piana e com’è da prevedersi i sacchi sono presi d’assalto. Ma l’allegria e i canti sono presto interrotti dal suono di un campanello che chiama i presenti alla messa da campo. « Nulla è piú suggestivo di una Messa da campo. Dai due lati dell’altare sorgono i due vessilli nazionali : il rosso-crociato e il rosso-azzurro del nostro caro Ticino. All’elevazione la banda intona l’Inno Elvetico e nel silenzio del suggestivo momento tutti chinano la testa ». A mezzogiorno comincia la parte ufficiale con quattro discorsi : di Camponovo, Rezzonico, Luigi Robbiani, presidente sezione di Chiasso, e Michele Vidoroni, veterano socio attivo della UTOE. E poi musica, « canzonette moderne con fior di ghitarre e mandolino, fisarmonica e.... sassofono ». Dopo il pranzo sono previste varie produzioni : « chi giuoca alla palla, chi coglie fiori, chi beato giace sull’erba a godersi il sole e l’aria fresca, chi si produce in numeri speciali che fanno scoppiar dalle risa ». Un gruppo si reca poi alla Torretta perché la vista panoramica è splendida, soprattutto in quel giorno di vento : si poteva vedere a occhio nudo la piú alta cupola del duomo di Milano ! E poi via, a passo lesto verso Mendrisio. Nel treno « io guardo attenta la croce della torretta illuminata (...) La croce domina maestosa Mendrisio come forte domina nel mio cuore il ricordo della magnifica giornata ». E in chiusura un pensiero, ispirato dai discorsi degli oratori : « L’UTOE ha contribuito e contribuerà sempre a fornire dei bravi alpinisti pronti a raggiungere nel minor tempo possibile le alte belle vette che la nostra Patria ci offre. Ma perché mai fornire aiuti ? Già perché in questi tempi terribili dove ogni parola è un segnale di allarme, anche la nostra Patria potrebbe essere attaccata o minacciata (...) questa bella Elvezia, unione di Repubbliche e di Popoli cosí diversi per lingua e costumi ma tanto simili per l’amore alla libertà comune, forma un paese libero, un paese che il destino pose nel centro dei grandi stati d’Europa quasi a calmare i bellicosi istinti (...) ringrazio i dirigenti della società che mi condussero lassú, in quel paradiso della gioventú e della meditazione ». Il risultato è stato positivo per tutti. In SeP del maggio 1939 Rezzonico, presentando nel breve editoriale « Attività » l’operato in corso delle sezioni, si dice soddisfatto « al disopra delle nostre aspettative » poiché un migliaio di persone si sono riunite alla Piana « a inneggiare alla montagna, alla sua mistica e alla sua bellezza », e ha potuto verificare che la Federazione si sta sviluppando molto bene ; l’ultima prova è la notizia che dà a pagina 3 della recentissima creazione della sezione di Malvaglia. A pagina 5 anche il corrispondente della sezione di Mendrisio (Carlo Torriani) riassume le sue impressioni ; riproduciamo le frasi finali : « In un crocchio senti un solista, altrove gli accenni di una fisarmonica, di una ghitarra. Oltre, in fondo al vasto prato, la gioia prorompe nella corsa, nel movimento. Cosí sono tutti riuniti nella piana temperie dell’ideale utoeino : montagna e democrazia. Cosí si conclude il Convegno, vera rassegna di forze vive, giovani e consapevoli ».

 


           L'invito alla prima castagnata del 29 ottobre 1939

 

Ciliegina sulla torta di un’annata ben spesa : la castagnata, la prima di una lunga tradizione, domenica 29 ottobre a Sagno. Visto che si tratta della prima castagnata diamo alcuni riflessi, tanto piú che a farne il resoconto per Sci e Piccozza (Ottobre 1939) è di nuovo la penna elegante e sensibile di Carlo Torriani. Per incominciare è alle 8 di mattina che i partecipanti si sono dati appuntamento in Piazza del Ponte. « Dino[12] arriva e con lui l’orchestrina tradizionale. Qualche briosa sonata e poi via... ». Passato Castel San Pietro « ci si aprí dinnanzi la suggestiva valle di Muggio. In questa stagione le dorsali scendenti alla Breggia non hanno piú il riposante manto verde ; ma è tutta una sinfonia di colori. Le belle selve castanili, ora fulve e rossastre, chiudono d’ambo i lati il salire della strada. Ad ogni svolta lo sguardo spazia su per la valle. Vedi i paesi tenacemente aggrappati ai promontori (...) ove biancheggiano le stoppie, prive del buon grano di prima, e senti che la nostra terra il suo volto antico e modesto, l’animo rustico e solatio adagio svela alle liete brigatelle di amici, che riuniti nell’Utoe, entusiasti per la montagna, diffondono anche l’affettuoso interesse per la propria regione. Sagno. Aprico villaggio (...) tutto è assopito quasi per incanto ». Era domenica ! « Sono i nostri scarponi risuonanti sul selciato che fanno la sveglia ». Breve sosta al ristorante prima di ripartire verso il Bisbino. « Ora è quiete e silenzio ; la neve sul sentiero, sul verde cupo e fra le bacche rosse degli agrifogli, dà quasi il tono ad un paesaggio invernale. Alcuni richiami : sono gli amici che scendono da fin sotto la vetta. E per l’erto viottolo ritorno a Sagno » dove il pranzo è pronto e l’appetito vorace. Dopo di che tutti intorno al camino : motti, risa, storielle e poi « ci si abbandona all’onda melodica. Due mandolini e una ghitarra e le nostre canzoni (...) Va e viene l’onda, ci porta alle rive del sogno, alla labile fantasia, alla fusione del sentimento. Ora balza allegra e monella ; ora si fa accorata e sospira. Ma ecco un festoso evviva, sono altri soci che arrivano di rinforzo, e in ispecie gentili Utoeine ». Adesso le caldarroste sono finalmente pronte, e intanto che si mangia si continua a cantare. « Nuova legna dà esca al fuoco splendente nel camino ; novella, spontanea simpatia si diffonde, armonizza, luce come le vivide faville del faggio che arde. Fuori intanto lentamente si fa buio ; giunge l’ora del ritorno. Con rammarico lasciamo l’ospitale paesello. In tutti noi è soddisfazione piena, e cordialissimo è lo scambio degli ‘arrivederci’ ». Era una generazione per la quale l’amicizia aveva un valore forte, tanto quanto quello del sentimento comunitario.

 

Alcune settimane prima, il 3 settembre 1939, era scoppiata la guerra, ma per il momento i carri armati tedeschi mettevano a ferro e fuoco solo la lontana e pacifica Polonia. L’Italia invece se ne stava quieta, non era ancora pronta a prestar man forte all’alleato nazista. Chissà che effetti avrà la guerra sulla nostra giovane società ?

 

 Enrico Valsangiacomo, 2074 Marin-Epagnier



[1] Beninteso del gruppo secessionista.

[2] Verbale dell’Assemblea costituente della sezione « Mendrisio », Archivio SAT, Mendrisio. La vertenza in questione concerne tra l’altro la denominazione delle sezioni secessioniste. Bellinzona, temendo con ragione una confusione, chiedeva a Lugano di adottare un altro nome per la sua società. La vertenza sarà poi risolta il 16 febbraio 1941. Vedi capitolo seguente.

[3] Nel 1938 era uscito il film dell’italo-tirolese Luis Trenker « La conquista del Cervino » (Der Berg ruft). Per ragioni forse legate a diritti di proiezione è sorta una lite tra il comitato e i fratelli Morandini, gestori del cinema Varietà. La lite si è poi risolta in via amichevole, e il film è stato proiettato nell’aula del ginnasio di Mendrisio il 10 febbraio ’39 con grande soddisfazione dei nostri : « felice esito di questa proiezione per la propaganda utoeina ».

[4] Del Caffè Nava Raoul Monetti ci ha lasciato un ricordo suo particolare in « Il salvadanaio dei desideri » [I marsinitt dal Caffè Nava, pp. 87-92), Ed. Fondazione Pellegrini-Canevascini, Lugano, 1996.

[5] Invitata nel marzo 1939 dalla società UTOE bleniese a una gara di sci, la società di Mendrisio rispondeva facendo gli auguri alla « consorella del Lucomagno per la riuscita della manifestazione sciatoria » ma « rammaricando(si) di non avere ancora un gruppo di sciatori che vi possa partecipare ».

[6] Secondo Sci e Piccozza [SeP] del febbraio 1939 la società contava già 80 soci circa.

[7] Cf. Renato Simoni, Società federale Ginnastica di Mendrisio 1899-1999, SFG Mendrisio 1999. Fonte preziosa sull’attività sportiva a Mendrisio.

[8] Il Baraghetto, prima ancora dei Denti della Vecchia, è stato per diversi anni il ‘luogo della memoria alpinistica’ dei rocciatori del Mendrisiotto. Cf. capitolo a parte.

[9] SeP, Novembre 1939. Per l’uscita al Monte Bianco si tratta di Raoul Monetti e del luganese Tita Calvi. Cf. Calendario dei desideri, p.87.

[10] S’intende sempre delle sezioni UTOE secessioniste.

[11] In una lettera a Raoul Monetti dell’11 marzo 1982 Rezzonico scrive : « Caro Raoul, io credo che la passione alpina, la perenne nostra gioia sulle vette, abbiano influito sulla nostra natura, piú che qualsiasi altra causa. La moralità nasce quando rincorriamo una meta ideale » in : Archivio della Famiglia Monetti.

[12] Si tratta di Dino Gilardi.