Inizi dell'alpinismo svizzero


   'Franz Joseph Hugi und seine Begleiter im Rottal' di Martin Disteli
   su concessione del  Museo Alpino Svizzero, Berna  (riproduzione solo con autorizzazione)


Seguiamo, per incominciare, alcune tracce significative degli inizi dell’alpinismo svizzero

S’incominciò a salire sulle Alpi già nella prima metà del Settecento. All’inizio le ascensioni erano sporadiche poi nel corso della seconda metà del secolo via via piú frequenti. La prima ascensione, di cui però non abbiamo notizie, data del 1740 circa, sulla Schesaplana (2964 m), sopra Seewis, a cavallo tra i Grigioni e l’Austria. Sappiamo invece qualcosa di piú dell’ascensione al Titlis (3238 m), sovrastante Engelberg, compiuta per la prima volta a fine luglio 1744 da quattro impiegati del locale convento, montagna poi ripetutamente scalata dai turisti, a tal punto che l’abate Salzmann notava nel 1785 « questi faticosi viaggi alpinistici stanno diventando una malattia alla moda »[1].

Desiderio d’avventura, quindi, e attrazione per la novità. Se questo modo di andare in montagna fece la fortuna di Engelberg altri incentivi permisero all’alpinismo svizzero di fare progressi e di far progredire la conoscenza delle nostre Alpi ; per esempio quando il 3 agosto 1811 i fratelli Meyer, figli di un industriale argoviese, accompagnati da due vallesani, cacciatori di camosci, scalarono la Jungfrau (4158 m), primo 4000 svizzero a essere conquistato. È vero che durante la salita, per paura di non poter giungere in cima, si disfarono degli strumenti di misura perché il loro primo interesse era scientifico, ma non si poteva negare loro anche la passione della conquista !

Altro precursore dell’alpinismo moderno fu Placidus Spescha, monaco di Disentis, il cui amore per la montagna lo spinse a compiere 19 prime ascensioni tra cui quella dell’Adula (3402 m) nel 1789, e a descrivere poi in un volume le sue esperienze.

Pure famoso esploratore del mondo alpino svizzero fu il bernese Gottlieb Studer, che per 50 anni aprí la via a numerose vette e, come Spescha, pubblicò le sue osservazioni e rilevamenti topografici. In una di queste pagine compone un vero e proprio inno alle montagne quando descrive l’incanto provato di fronte alle « meraviglie della sublime natura alpina », ai « mari cristallini dei ghiacciai », alle « pareti liscie e creste vertiginose », alle « scintillanti cime delle Alpi ».

Altre importanti imprese, anche se non sempre culminanti con un arrivo in vetta, furono dettate dallo studio scientifico e dalla descrizione topografica. Vediamo cosí questi luoghi percorsi da cartografi, geologi, glaciologi, naturalisti. Celebre fu la prima salita al Lauteraarhorn (4042 m) l’8 agosto 1842, sotto la guida di Louis Agassiz e Edouard Desor, spedizione che aveva necessitato la sistemazione, sul ghiacciaio dell’Unteraar, di un bivacco sotto un tetto di rocce, chiamato ‘Hôtel des Neuchâtelois’.

Fra i pionieri va anche ricordato il grigionese Johann Coaz, ingegnere forestale che, assunto nel 1844 dall’Ufficio federale di topografia, salí coi suoi assistenti su numerose vette per eseguire rilevamenti topografici delle regioni di Davos e dell’Engadina. Al suo attivo prime ascensioni di 34 vette, fra cui quella del Bernina (4048 m) il 13 settembre 1850 ; anche lui, come i fratelli Meyer, lasciò lungo il sentiero gli strumenti di misurazione per arrivare sulla cima prima del tramonto del sole !

Nel 1782 fu scalato per la prima volta il Pizzo Cristallina. Dal 1740 al 1800 sono 24 le vette che furono raggiunte per la prima volta in Svizzera e in tutto l’arco alpino ben 86. Dal 1800 al 1850 furono scalate per la prima volta in Svizzera 129 cime, di cui 8 Quattromila. Solo su 4 cime vi erano alpinisti inglesi ; nel 1842, sulla Cime de l’Est (3178 m, nelle Dents du Midi) c’era una donna.


Nascita del Club Alpino Svizzero

È in vetta al Tödi che Rudolf Theodor Simler, professore di chimica e di mineralogia dell’università di Berna, ebbe l’idea di creare il Club Alpino Svizzero. Impressionato dalla vastità dei luoghi ancora sconosciuti che si estendevano attorno a lui, si disse che le « mie poche forze non avrebbero mai potuto bastare per esplorare queste regioni, e cosí nacque in me l’idea di un’associazione ».

Forse fu indotto a questa conclusione anche un po’ dagli Inglesi che il 22 dicembre 1857 fondarono a Londra l’Alpine Club, e visto che già percorrevano piú numerosi le Alpi svizzere Simler temeva che « sarebbe stato fastidioso per non dire umiliante » se « gli Svizzeri s’informassero sulle regioni delle nevi e del ghiaccio perenni, sulla praticabilità dei ghiacciai e delle vette ricorrendo alle descrizioni del Club Alpino Inglese ». Cosí il 20 ottobre 1862 Simler lanciò un appello ad amici alpinisti di Basilea, Coira, Ginevra, Glarona, Lucerna, Neuchâtel, San Gallo, Losanna e Zurigo, riscuotendo piú di cento risposte positive, ma il 19 aprile 1863 solo 35 uomini, tutti della Svizzera tedesca, si riunirono a Olten in seno a un’assemblea costituente dando cosí vita al CAS.

Fra gli scopi ricordiamo l’aiuto che la società avrebbe fornito per costruire rifugi ad alta quota, permettendo cosí agli studiosi una piú lunga permanenza sul posto, e la pubblicazione di un annuario (effettivo a partire dal 1864) in cui render conto dei risultati delle ricerche e descrivere i lavori scientifici e le escursioni intraprese in zone del territorio alpino svizzero, fissate di volta in volta nel corso delle assemblee ; ad esempio nel 1871, quando fu scelta come regione da scoprire quella estendentesi dal Basodino al Campo Tencia, le valli Bavona, Peccia, Lavizzara, Verzasca, Maggia e Formazza, con facoltativa estensione alla valle Onsernone e alle Cento Valli !

A proposito di queste escursioni a scopo esplorativo e conoscitivo occorre menzionare l’interesse manifestato dal dipartimento militare federale per le attività del CAS : non solo per l’elaborazione delle carte nazionali ma anche per avere informazioni sulla praticabilità delle diverse zone montagnose, eventuali ostacoli, pericoli di valanghe, possibilità di rifugio, esistenza di altri sentieri ecc., tutti dati utili alla difesa del paese.

Durante la Prima guerra mondiale si pensò pure di creare corpi di volontari che operassero nelle Alpi, per es. come guide, e durante il Secondo conflitto gli alpinisti del CAS furono chiamati a dare corsi di ghiaccio e roccia alle truppe di montagna ; inoltre la metà circa delle capanne del CAS (60/120) furono messe a disposizione dell’esercito[2].

a cura di Enrico Valsangiacomo, 2074 Marin Epagnier (NE)


[1] Sono largamente debitore per le informazioni e le citazioni di questo capitolo e di quello successivo allo storico dell’alpinismo svizzero Daniel Anker, di Berna. Cf. Fonti.

[2] Daniel Anker, Oben statt unten, pp. 132-137.

Fonti :
-  Daniel Anker, Dalla Jungfrau al Pizzo Bernina: l’alpinismo svizzero nella prima metà dell‘Ottocento, in Come nacque l’alpinismo. Dall’esplorazione delle Alpi alla fondazione dei club alpini (1786-1874), a cura di Riccardo Cerri, Edizioni Zeisciu, Alagna-Valsesia, 2015, pp. 207-215.
-  Daniel Anker, I 35 ‘padri fondatori’ del Club Alpino Svizzero, Ibid., pp. 216-219.
-  Daniel Anker, Die Kraft der vaterländischen Berge. Die Sprachenfrage im Schweizer Alpen-Club    von 1863 bis 1925, lavoro di seminario Prof. Ulrich Im Hof, Università di Berna, 1982/83, pp. 68-75.
-  Daniel Anker, Oben statt Unten. Der Schweizer Alpen-Club und die Politik, die Gesellschaft und die Ideologie der Berge, tesi Facoltà di Storia svizzera, Prof. Ulrich Im Hof, Università di Berna, 1986, pp. 132-137.
-  Heinrich Dübi, Die ersten fünfzig Jahre des Schweizer Alpenclub, Bern, 1913, 304 p.
-  Helvetia Club 150 anni Club Alpino Svizzero CAS, Berna, 2013, 280 p.